Minusvalenze: come utilizzarle e migliorare l’efficienza fiscale del portafoglio

25 Settembre 2026

Nel 2023, nell’articolo minusvalenze, era stato spiegato il funzionamento fiscale delle minusvalenze, analizzati gli strumenti che possono essere utilizzati per la loro compensazione ed evidenziata la distinzione tra redditi di capitale e redditi diversi.

A distanza di tre anni il tema, data la sua rilevanza e centralità, merita di essere affrontato anche da un punto di vista più operativo, con l’obiettivo di offrire risposte chiare e precise alle seguenti domande: Come si genera una minusvalenza? Quanto tempo abbiamo per utilizzarla? Come incide il funzionamento dell’intermediario? Cosa accade se trasferiamo il dossier presso un’altra banca?

Come si genera una minusvalenza?

Una posizione in perdita non genera automaticamente una minusvalenza fiscale.

La minusvalenza nasce soltanto quando lo strumento finanziario viene venduto a un prezzo inferiore a quello di acquisto (il cosiddetto prezzo fiscale). Da quel momento potrà essere utilizzata, secondo le regole previste dalla normativa, per compensare determinati guadagni realizzati in seguito su altri investimenti. 

Facciamo un esempio. Uno strumento acquistato a 100 oggi vale 80, quindi l’investitore ha una perdita latente di 20. Finché lo strumento resta in portafoglio, però, la perdita rimane potenziale: il prezzo cambia ogni giorno e può risalire o scendere ancora. Fino a quando la perdita non viene realizzata con la vendita, non può essere usata ai fini della compensazione fiscale.

Per questo un investitore può avere diverse posizioni in perdita senza alcuna minusvalenza utilizzabile. Può anche succedere il contrario: avere minusvalenze accumulate negli anni precedenti pur senza investimenti in perdita nel portafoglio attuale.

Cosa significa compensare una minusvalenza?

Compensare una minusvalenza significa usarla per ridurre le imposte dovute sui guadagni realizzati successivamente.

Supponiamo che un investitore abbia accumulato 5.000 euro di minusvalenze e che in seguito venda un altro strumento con un guadagno di 8.000 euro. Se quel guadagno è fiscalmente compensabile, l’imposta si calcola solo sui 3.000 euro che restano e non sull’intero importo di 8.000 euro. Il carico fiscale si riduce quindi in modo significativo.

Non tutti i guadagni finanziari, però, si possono compensare con le minusvalenze. Tutto dipende dalla categoria di reddito generata dallo strumento: redditi di capitale o redditi diversi. Solo questi ultimi possono essere compensati con le minusvalenze. Ne abbiamo parlato nel dettaglio nell’articolo La gestione fiscale dell’investimento: la compensazione delle minusvalenze.

La tabella che segue riassume quali proventi possono essere compensati con minusvalenze pregresse.

proventi compensati con minusvalenze pregresse.

I titoli di Stato italiani ed equiparati seguono una regola particolare. Poiché sono tassati con l’aliquota agevolata del 12,5%, le relative plusvalenze vengono compensate solo per il 48,08% del loro importo. Questa percentuale è il rapporto tra l’aliquota del 12,5% e quella ordinaria del 26%.

Quanto tempo abbiamo per recuperare una minusvalenza?

Una minusvalenza può essere utilizzata nell’anno in cui viene realizzata e nei quattro periodi d’imposta successivi.

Nel 2026 assumono quindi particolare importanza le minusvalenze realizzate nel 2022. Gli eventuali importi ancora disponibili dovranno essere utilizzati entro il 31 dicembre: dopo questa data non potranno più essere riportati in avanti ed andranno persi.

tabella con i tempi per recuperare una minusvalenza

Prima di pianificare qualsiasi operazione conviene sapere quando sono state generate le proprie minusvalenze e quali sono più vicine alla scadenza. Queste informazioni si trovano nella rendicontazione fiscale dell’intermediario, che riporta sia l’ammontare complessivo delle minusvalenze sia la loro suddivisione per anno di formazione.

Nel regime amministrato, anche l’intermediario può fare la differenza

Nel regime del risparmio amministrato, è la banca (o l’intermediario di riferimento) che ha l’onere di registrare le minusvalenze realizzate, calcolare le plusvalenze e versare le relative imposte per conto del cliente.

Di regola, una minusvalenza può compensare una plusvalenza solo se è già disponibile al momento in cui il guadagno viene realizzato. Se la plusvalenza arriva prima e la minusvalenza dopo, l’imposta già applicata sul guadagno normalmente non viene recuperata.

Quando le due operazioni avvengono nello stesso giorno, però, ogni intermediario segue le proprie modalità di contabilizzazione.

Alcuni considerano complessivamente tutte le operazioni effettuate nella stessa giornata: in questi casi, l’ordine con cui vengono realizzate minusvalenze e plusvalenze può non avere rilevanza. Altri intermediari, invece, seguono l’ordine cronologico degli eseguiti. In questo caso, per ottenere la compensazione, può essere necessario realizzare prima la minusvalenza e solo successivamente la plusvalenza.

Prima di effettuare più operazioni per sfruttare le minusvalenze è quindi importante conoscere i criteri adottati dal proprio intermediario.

Cosa succede se si cambia intermediario?

Cambiare banca non significa necessariamente perdere le minusvalenze accumulate.

In caso di chiusura di un rapporto in regime amministrato, l’intermediario rilascia al cliente una certificazione delle eventuali minusvalenze residue. Queste possono poi essere utilizzate, nel rispetto delle condizioni e dei termini previsti, su un ulteriore rapporto attivo di un differente intermediario o nell’ambito del regime dichiarativo.

Il trasferimento, però, non modifica la loro scadenza originaria. Una minusvalenza realizzata nel 2022 continuerà quindi a essere utilizzabile soltanto fino alla fine del 2026.

Prima di trasferire o chiudere un dossier conviene controllare non solo il passaggio degli strumenti finanziari, ma anche le minusvalenze ancora disponibili, la loro scadenza e l’intestazione dei rapporti.

Ottimizzare il portafoglio anche dal punto di vista fiscale

Quando si analizza un portafoglio di investimento, l’attenzione si concentra normalmente su rendimento, rischio, costi e diversificazione.

Anche la fiscalità, però, incide sul risultato complessivo e va considerata nella gestione del patrimonio.

Le minusvalenze disponibili ne sono un esempio concreto. Conoscerne l’ammontare, la scadenza e le possibilità di utilizzo permette di valutare se alcune operazioni, già coerenti con la strategia di investimento, possano diventare più efficienti anche dal punto di vista fiscale.

Un ribilanciamento del portafoglio, la riduzione di una posizione non più in linea con la strategia o la sostituzione di uno strumento possono quindi essere valutati tenendo conto delle minusvalenze disponibili.

L’obiettivo non è effettuare operazioni o scelte con il solo scopo di recuperare una minusvalenza. Si tratta di considerare anche l’impatto fiscale all’interno della strategia di investimento complessiva.

Hai mai verificato se il tuo portafoglio è efficiente anche dal punto di vista fiscale? Potresti avere minusvalenze prossime alla scadenza o margini di ottimizzazione che non hai ancora considerato.

Adhoc SCF può analizzare il portafoglio nel suo insieme, valutando investimenti, costi, rischi e aspetti fiscali all’interno di una strategia indipendente e personalizzata.

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