Il passaggio generazionale: tra efficienza fiscale e protezione del patrimonio

27 Maggio 2026

L’Italia si trova oggi sulla soglia di quello che gli economisti definiscono il “Great Wealth Transfer”, un imponente travaso di ricchezza che, secondo le ultime stime di settore, vedrà oltre 300 miliardi di euro passare di mano nei prossimi dieci anni. Eppure, nonostante l’entità di questo fenomeno, la cultura della pianificazione nel nostro Paese è ancora frammentaria. Spesso si dedicano decenni alla creazione e al consolidamento di un patrimonio, per poi lasciarne la destinazione al caso o a una gestione frammentata tra diversi intermediari. La mancanza di una strategia coordinata non genera soltanto un carico fiscale evitabile, ma mette a rischio la stessa integrità del patrimonio.

L’attuale perimetro fiscale: oltre le franchigie

L’attuale disciplina italiana sulle successioni prevede, per coniuge e parenti in linea retta, una franchigia di un milione di euro per ciascun beneficiario, con aliquota del 4% sulla parte eccedente. Per fratelli e sorelle la franchigia scende a 100.000 euro e l’aliquota è pari al 6%, mentre per altri soggetti il trattamento può essere meno favorevole. Questo quadro rende l’Italia, almeno oggi, relativamente competitiva rispetto ad altri Paesi. Tuttavia, per i patrimoni più articolati o di importo rilevante, l’impatto fiscale può comunque diventare significativo. È in questo scenario che si inseriscono i modelli di pianificazione della successione più evoluti, che analizzano la struttura complessiva del patrimonio: liquidità, strumenti finanziari, immobili, partecipazioni societarie, polizze, fondi pensione e passività.

La gestione dei titoli titoli di stato esenti da imposta di successione e il paradosso del contenitore

Un primo strumento di pianificazione è dato dall’inserimento di asset finanziari che non concorrono a formare l’attivo ereditario imponibile ai fini del calcolo dell’imposta di successione. Contrariamente a quanto previsto per molte altre attività finanziarie, l’art. 12, comma 1, del D.Lgs. 346/1990 esclude espressamente dall’attivo ereditario i titoli del debito pubblico, tra cui BOT, BTP e CCT, nonché gli altri titoli di Stato, garantiti dallo Stato o equiparati. La stessa esclusione si applica anche ai corrispondenti titoli del debito pubblico emessi da Stati appartenenti all’Unione europea e da Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo.

Rientrano quindi nell’esclusione, in quanto espressamente richiamati dalla normativa o riconducibili alle categorie previste dalla legge, i titoli di Stato italiani e i titoli del debito pubblico emessi da Paesi UE o SEE e altri strumenti emessi da organismi sovranazionali, come la BEI (Banca Europea degli Investimenti).

Tuttavia, come consulenti indipendenti, mettiamo in guardia dal rischio di “iper-concentrazione”: saturare un portafoglio di soli titoli di Stato per inseguire un risparmio fiscale può esporre a rischi di mercato superiori al beneficio ottenuto. A questo proposito abbiamo trattato un tema critico in un articolo recente: la scelta tra Polizza di Ramo III o Deposito Amministrato. Molte banche spingono le polizze vita come strumento per l’esenzione successoria, ma spesso i costi di gestione di questi contenitori sono talmente elevati da annullare il vantaggio fiscale in pochi anni. Abbiamo analizzato il “punto di pareggio” (break-even) per capire se la polizza sia un’opportunità reale o meno e in quali casi.

La nuova fisionomia delle donazioni: immobili e percorsi indiretti

Se la componente finanziaria rappresenta la base, la gestione degli asset immobiliari richiede un’attenzione ancora maggiore. La componente immobiliare è spesso centrale nei patrimoni familiari italiani. Case, immobili a reddito, terreni o immobili societari richiedono una pianificazione attenta, perché incidono non solo sul profilo fiscale, ma anche sugli equilibri tra eredi.

Un secondo strumento di pianificazione successoria diventa quindi la donazione in vita, utile per impostare con gradualità il passaggio generazionale. La donazione consente infatti di anticipare il trasferimento di una parte del patrimonio, definendo per tempo la destinazione di determinati beni e accompagnando gli eredi in una fase in cui il donante può ancora partecipare alle scelte familiari. Nel caso degli immobili, ad esempio, la donazione può permettere di assegnare una casa a un figlio, trasferire la nuda proprietà mantenendo l’usufrutto, oppure riequilibrare nel tempo le posizioni tra più eredi attraverso attribuzioni differenziate ma coordinate. Accanto alla donazione diretta, assumono rilievo anche le donazioni indirette, come il pagamento del prezzo di acquisto di un immobile intestato a un figlio, che permettono di sostenere concretamente le nuove generazioni senza necessariamente trasferire un bene già presente nel patrimonio del donante. Se inserite in una strategia complessiva, le donazioni possono quindi contribuire a rendere più ordinato il futuro assetto successorio, ridurre l’incertezza sulla destinazione dei beni e favorire una distribuzione più consapevole della ricchezza familiare.

Fino a poco tempo fa la donazione in vita portava con sé un’instabilità giuridica che rendeva i beni oggetto di donazione difficili da vendere a causa del rischio di rivalsa degli eredi legittimi sui terzi acquirenti. Una svolta significativa è arrivata con le recenti riforme che hanno facilitato la circolazione degli immobili donati, tutelando i terzi acquirenti e spostando la rivalsa dei legittimari sul piano puramente economico verso il donatario.

In sintesi, la donazione è uno strumento utile che, tuttavia, deve essere valutato con attenzione, considerando gli effetti sulla futura circolazione del bene, sui diritti dei legittimari e sulla coerenza complessiva con il resto del patrimonio.

Imprese familiari: patti di famiglia e trust

Quando il patrimonio comprende partecipazioni societarie o aziende familiari, il passaggio generazionale assume una dimensione ulteriore: non riguarda solo il trasferimento della ricchezza, ma anche la continuità dell’impresa.

In questi casi, subentrano ulteriori strumenti di pianificazione successoria come il patto di famiglia, unica deroga legale al divieto di patti successori, che consente di designare il successore imprenditoriale, disciplinare il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni e tutelare gli altri eredi attraverso meccanismi di liquidazione, evitando lo smembramento dell’impresa.

In situazioni ancora più articolate, può essere valutato anche il trust come strumento di segregazione, protezione e gestione professionale del patrimonio. Si tratta però di soluzioni che richiedono un’attenta progettazione e il coinvolgimento coordinato di consulenti patrimoniali, fiscalisti, notai e legali.

Anche in questo caso, lo strumento non viene prima dell’obiettivo. Prima si definiscono le esigenze della famiglia, solo dopo si valutano le architetture più adatte.

Il ruolo di Adhoc SCF: una regia indipendente del patrimonio familiare

La principale criticità che osserviamo nei patrimoni complessi è la frammentazione. Conti presso più banche, portafogli non coordinati, immobili gestiti separatamente, polizze sottoscritte in momenti diversi, partecipazioni societarie e decisioni familiari non sempre integrate tra loro.

Un singolo intermediario ha una visione parziale. Il ruolo di un Family Office indipendente come Adhoc SCF è quello di agire come un regista patrimoniale.

Adhoc opera esclusivamente a parcella, senza retrocessioni da prodotti finanziari. Questo ci permette di affiancare la famiglia con un approccio indipendente, orientato all’analisi, alla trasparenza dei costi e alla coerenza delle soluzioni.

Il nostro lavoro consiste nel coordinare le diverse componenti patrimoniali, individuare inefficienze, valutare rischi e opportunità e dialogare con gli altri professionisti della famiglia per costruire una pianificazione solida e sostenibile.

Pianificare il passaggio generazionale significa proteggere il lavoro di una vita, ridurre le aree di incertezza e mettere le prossime generazioni nelle condizioni di gestire il patrimonio con maggiore consapevolezza.

Il tuo patrimonio è già strutturato per affrontare il passaggio generazionale in modo ordinato?
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