Rendiconto MiFID 2: cos’è, dove trovarlo e perché leggerlo

29 Aprile 2026

In questo periodo dell’anno banche, reti e intermediari mettono a disposizione dei clienti il rendiconto ex post costi e oneri MiFID 2, cioè l’informativa ex post prevista dal 2018 dalla normativa MiFID II che riepiloga i costi sostenuti per investire nell’anno precedente. Non si tratta di una stima, di una simulazione o di un documento promozionale, ma di un consuntivo che, per obbligo normativo, deve aggregare i costi dei servizi di investimento, i costi degli strumenti finanziari e gli eventuali pagamenti di terzi, indicandoli sia in valore monetario sia in percentuale.

Eppure, molti investitori ancora oggi non sanno di pagare per investire; altri lo sanno, ma non hanno una percezione chiara di quanto questi costi incidano realmente sui risultati, soprattutto nel medio-lungo termine. Per questo il rendiconto costi e oneri MiFID 2 finisce spesso per essere archiviato senza essere letto, quando invece è uno dei pochi documenti che permette di capire, con dati reali, il livello dei costi del proprio portafoglio.

A rendere tutto meno immediato contribuisce anche il fatto che questo documento può essere indicato con nomi diversi. A seconda dell’intermediario, può comparire come rendiconto MiFID 2, rendiconto costi e oneri, rendiconto ex post, report costi e oneri, sintesi dei costi o con diciture simili. Cambia il nome, ma non la sostanza: si tratta sempre dello stesso riepilogo annuale dei costi effettivamente sostenuti dal cliente.

Negli anni scorsi abbiamo già affrontato questo tema da due prospettive diverse: da un lato spiegando cos’è il rendiconto ex post MiFID 2e dove trovarlo (nell’articolo Rendiconto ex-post: quanto mi costa investire), dall’altro mostrando come leggerlo e quali voci controllare con più attenzione (Rendiconto ex-post: un’opportunità per ridurre i costi nascosti). In questo articolo aggiungiamo un aiuto pratico in più: siamo andati a cercare come i principali intermediari denominano concretamente questo documento, raccogliendo le diciture utilizzate nella pratica, per aiutarti a riconoscerlo e trovarlo più facilmente.

Dove trovare il rendiconto MiFID o report costi ex post

Il rendiconto MiFID è uno dei pochi documenti che consente di verificare, a consuntivo, il costo complessivo sostenuto per investire nell’anno precedente. Eppure, ancora dopo otto anni dalla sua introduzione, non riceve da tutti l’attenzione che meriterebbe.

Nella maggior parte dei casi non viene inviato come documento autonomo o comunicazione dedicata, ma semplicemente reso disponibile nell’area riservata dell’home banking, insieme ad altri rendiconti periodici. Può trovarsi nella sezione “documenti”, tra i rendiconti annuali o all’interno di report più ampi. Senza una ricerca mirata, è facile che passi inosservato.

Proprio per questo abbiamo raccolto alcune delle denominazioni più utilizzate nella pratica dai principali intermediari, con l’obiettivo di facilitarne l’individuazione all’interno della propria area riservata:

Banca / Intermediario Nome del documento
Fideuram Rendiconto MiFID II
UniCredit Informativa ex post costi ed oneri
Fineco Report ex post costi e oneri
Mps Informativa costi ex-post
Zurich Bank Rendiconto ex-post Sintetico e Rendiconto ex-post Analitico

Una volta trovato, il punto non è leggerlo in modo sequenziale, ma capire subito cosa guardare. Perché il rendiconto non dice solo quanto si paga: mostra come sono composti i costi e, soprattutto, se una parte di questi viene riconosciuta all’intermediario sotto forma di pagamenti di terzi.

Ed è proprio da qui che conviene partire per leggerlo.

Come leggere il rendiconto ex post: voci di costo

Il punto di partenza è sempre il costo totale, espresso sia in euro sia in percentuale. È il dato che sintetizza il costo complessivamente sostenuto per investire nell’anno. La percentuale, in particolare, permette di capire il peso reale dei costi sul patrimonio.

Il vero valore del rendiconto, però, sta nella composizione di questo numero.

Le voci di costo sono generalmente suddivise in tre categorie:

  • costi dei servizi di investimento
  • costi degli strumenti finanziari
  • pagamenti di terzi all’intermediario

Le prime due sono le più immediate.

Costi dei servizi di investimento

I costi dei servizi riguardano il rapporto con l’intermediario: consulenza, gestione, negoziazione, custodia. Sono, in sostanza, il prezzo del servizio ricevuto.

Costo degli strumenti finanziari

I costi degli strumenti finanziari riguardano invece i prodotti in cui si investe — fondi, ETF, polizze, certificati. Si tratta di costi “interni” agli strumenti, spesso meno evidenti perché non si presentano come un addebito diretto sul conto, ma che incidono comunque sul rendimento.

Pagamenti di terzi all’intermediario

C’è poi una terza voce, che merita un’attenzione particolare.

I pagamenti di terzi all’intermediario rappresentano la quota di costi sostenuti dall’investitore che viene riconosciuta all’intermediario da soggetti esterni — tipicamente le società prodotto — sotto forma di retrocessioni o incentivi legati agli strumenti distribuiti.

Questa informazione è importante perché aiuta a comprendere come viene remunerato il servizio di consulenza.

Se questa componente è presente, significa che una parte dei costi sostenuti dall’investitore è collegata alla distribuzione dei prodotti. In altre parole, il costo dell’investimento può includere anche una quota destinata all’intermediario per il collocamento o il mantenimento degli strumenti in portafoglio.

Ed è qui che emerge un aspetto spesso poco considerato.

La presenza di retrocessioni introduce un potenziale conflitto di interesse. Se l’intermediario viene remunerato anche dai prodotti che propone o mantiene in portafoglio, il suo compenso non dipende esclusivamente dal cliente.

Questo non significa automaticamente che le soluzioni adottate siano inefficienti, ma significa che il modello di servizio non è neutrale: prodotto e remunerazione sono collegati. Il rischio, quindi, è che la selezione degli strumenti non sia guidata solo dall’interesse dell’investitore, ma anche dagli incentivi associati ai prodotti.

Oltre il dato numerico: il rendiconto come strumento decisionale

Nel modello della consulenza indipendente il consulente è remunerato direttamente dal cliente e non percepisce incentivi da soggetti terzi. Questo consente di separare in modo chiaro il costo della consulenza da quello dei prodotti ed elimina il conflitto legato alle retrocessioni.

Per questo, la presenza e l’entità dei pagamenti di terzi nel rendiconto diventano un elemento utile per comprendere quale modello di consulenza si sta applicando al proprio portafoglio. Se resta nell’area riservata, rimane un adempimento. Se viene letto e confrontato con il servizio ricevuto, diventa invece uno strumento decisionale. Permette di valutare se i costi sostenuti sono coerenti con il valore ottenuto e se esistono alternative più efficienti per i tuoi obiettivi.

In fondo, il senso di questa normativa è trasformare un’informazione spesso tecnica e trascurata in un elemento di consapevolezza. Sapere che si paga per investire è solo l’inizio; il vero salto di qualità sta nel capire quanto si paga, per cosa si paga e quanto quel costo inciderà sulla tua ricchezza futura.

In Adhoc SCF, aiutiamo ogni giorno gli investitori a fare luce su questi aspetti. Capire se i costi applicati dal tuo intermediario sono realmente giustificati richiede un’analisi tecnica e, soprattutto, indipendente. Come società di consulenza autonoma, non percepiamo retrocessioni: il nostro unico interesse coincide con il tuo.

Vuoi vederci chiaro? Il team di Adhoc è a tua disposizione per una verifica professionale del tuo report costi e oneri.

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