Bilancio dei mercati finanziari del 2025

21 Gennaio 2026

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Il 2025 è stato un anno nel complesso positivo per i mercati finanziari globali; tuttavia una successione di eventi politici, geopolitici, tecnologici e monetari hanno contribuito a mantenere elevata l’incertezza.

 

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha segnato fin dall’inizio un cambio di regime, con un secondo mandato più rapido e aggressivo, in particolare sul fronte commerciale. I ripetuti annunci sui dazi hanno alimentato la volatilità già nel primo trimestre dell’anno, influenzando le catene di approvvigionamento e le decisioni di investimento delle imprese.

Parallelamente, il settore tecnologico ha attraversato una fase di transizione legata alla diffusione di modelli di intelligenza artificiale più efficienti e meno costosi, sviluppati anche al di fuori dei principali gruppi statunitensi. Questo sviluppo ha ridimensionato l’idea di un vantaggio competitivo consolidato e ha determinato forti oscillazioni sui titoli tecnologici a maggiore capitalizzazione, favorendo una maggiore attenzione alla qualità degli utili e alla sostenibilità dei piani industriali.

Sul piano geopolitico, nel corso dell’anno sono aumentate le frizioni tra Stati Uniti ed Europa, in particolare sui temi della sicurezza e delle politiche industriali. Queste tensioni hanno spinto l’Europa a rivedere le proprie priorità strategiche, in particolare nel settore della difesa, che unitamente al settore bancario, ha registrato la miglior performance di periodo. Le tensioni hanno raggiunto l’apice nel secondo trimestre, quando l’annuncio formale delle nuove tariffe statunitensi ha provocato un forte shock sui mercati globali e un’impennata della volatilità, evidenziando come l’imprevedibilità politica abbia prevalso sui fondamentali economici.

Negli Stati Uniti lo scontro sul bilancio federale ha portato a uno shutdown prolungato, il più lungo della storia americana. La sospensione delle attività pubbliche non essenziali e l’interruzione nella diffusione di alcuni dati macroeconomici hanno ridotto la trasparenza del quadro economico e complicato l’azione della Federal Reserve.

Sul fronte monetario, la Fed ha avviato un ciclo di tagli dei tassi e posto fine al Quantitative Tightening, mantenendo elevata la liquidità, ma con una comunicazione prudente che ha contribuito alla persistente volatilità dei mercati obbligazionari.

In Europa, la BCE ha mantenuto un atteggiamento “data-dependent”, portando i tassi al 2% nel primo semestre e mantenendoli poi stabili per la restante parte dell’anno. In Francia il rischio politico ha portato ad un aumento dei rendimenti dei titoli di stato, mentre l’Italia ha visto un miglioramento del proprio profilo di credito.

Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina sono proseguite senza una soluzione strutturale, tra annunci di nuovi dazi e tregue temporanee. Inoltre, l’esame da parte della Corte Suprema statunitense sulla legittimità dei dazi ha aggiunto ulteriore incertezza istituzionale.

Il tema dell’intelligenza artificiale è rimasto centrale anche nella seconda parte dell’anno. A fronte di risultati societari solidi e investimenti significativi, il mercato ha mostrato maggiore cautela verso le valutazioni più elevate. Sullo sfondo, i conflitti in Ucraina, in Medio Oriente e le crescenti tensioni in Asia orientale hanno continuato a rappresentare fattori di rischio, contribuendo a mantenere elevata l’avversione al rischio in diversi momenti dell’anno.

 

Mercati azionari

I mercati azionari globali hanno mostrato un andamento complessivamente positivo da inizio anno, con gli Stati Uniti sostenuti soprattutto dal comparto tecnologico: l’S&P 500 ha guadagnato circa +16,39% (+2,59% in euro) e il Nasdaq 100 il +20,36% in valuta locale (+6,09% in euro).

In Europa, dopo la sottoperformance del 2024, il 2025 ha segnato una decisa inversione di tendenza, con risultati superiori a quelli statunitensi. In particolare, l’azionario europeo ha messo a segno un +19,39% nell’anno con il Ftse Mib Italia, che ha registrato un rialzo record del 31,5%, secondo solo all’Ibex di Madrid (+50,4%), sostenuto soprattutto da banche e titoli della difesa, favoriti dalle tensioni geopolitiche e dall’allentamento della politica monetaria. Di seguito il grafico delle performance in valuta e delle performance in euro. Quest’ultimo mostra l’impatto che ha avuto la svalutazione del dollaro per un investitore europeo.

Grafico performance 2025 in valuta locale

Grafico performance 2025 in valuta

Grafico performance 2025 in euro

Grafico performance 2025 in euro

 

Euro in rafforzamento, dollaro in calo

Nel corso del 2025 il dollaro statunitense si è progressivamente indebolito nei confronti dell’euro, avviandosi a chiudere l’anno con il calo più marcato dal 2017. Il tasso di cambio è passato da 1,035 a 1,175, registrando una svalutazione di oltre il 13%.

Questo movimento è stato alimentato da diversi fattori, tra cui le tensioni legate alla guerra commerciale avviata dall’amministrazione Trump, che hanno aumentato le incertezze sulla crescita della prima economia mondiale e indebolito il tradizionale ruolo del dollaro come bene rifugio, oltre alla prospettiva di una Federal Reserve più accomodante, impegnata in un ciclo di tagli dei tassi di interesse. Al contrario, la maggiore tenuta delle altre banche centrali, tra cui la Banca centrale europea, ha sostenuto la forza dell’euro.

 

Mercato obbligazionario

Nel 2025 i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni hanno mostrato dinamiche differenti. Negli Stati Uniti il Treasury decennale è sceso dal 4,57% al 4,17%, con una riduzione di circa 40 basis point. In Germania il Bund decennale è salito dal 2,36% al 2,85%, registrando un aumento di circa 49 basis point mentre in Italia il rendimento del BTP decennale è rimasto sostanzialmente stabile, passando dal 3,52% al 3,55%.

Lo spread BTP-Bund ha raggiunto il livello più basso dal 2009, riducendosi dai 129,65 punti base di marzo a circa 65 punti base a dicembre. Tale compressione è riconducibile al rialzo dei rendimenti dei titoli tedeschi e al contestuale calo di quelli italiani, favorito dal miglioramento della percezione del rischio sull’Italia, ulteriormente rafforzato dagli upgrade del rating sovrano da parte delle principali agenzie, con S&P passata a BBB+ e Moody’s che ha promosso l’Italia a Baa2 per la prima volta in oltre vent’anni. Di seguito il movimento della curva dei titoli di stato italiani nel 2025:

 

Curva dei titoli di stato italiani 2025

Azionario settoriale

Da inizio anno, a livello globale, i settori minerario, aerospaziale e difesa, e semiconduttori hanno guidato i rialzi. Come possibile notare dalla tabella, il settore minerario ha registrato una performance del +72,86% in valuta, seguito dal comparto aerospaziale e difesa che ha guadagnato il +52,91%, trainato dall’attuale contesto geopolitico segnato dai numerosi conflitti in corso. Segue il settore dei semiconduttori che ha registrato una performance in valuta pari a +47,73%.

Tabella azionario settoriale

Chiudono il semestre positivamente e sopra la media globale anche il settore telecomunicazioni (32,03%), finanziario (+28,74%), intelligenza artificiale (27,05%), materiali (+25,79%), industriali (+24,93%), utilities (+24,75%) e tecnologia (+23,50%).

Al contrario, i settori legati alla farmaceutica, all’energia, agli immobili e ai beni di consumo, sia primari sia discrezionali, hanno mostrato una dinamica più debole, con rendimenti inferiori all’MSCI World ma positivi in valuta. Tuttavia, osservando le performance espresse in euro, il quadro cambia significativamente: i settori dell’energia, degli immobili e dei beni di consumo primari e discrezionali evidenziano performance negative in euro su base annua.

 

Oro e petrolio

L’oro ha registrato una performance positiva in dollari pari al +64,58%, raggiungendo il massimo storico di oltre 4.500 dollari l’oncia il 26 dicembre. Il rally è stato sostenuto dalle persistenti incertezze geopolitiche, dalla debolezza del dollaro e dal continuo incremento degli acquisti di oro da parte delle Banche Centrali, che lo stanno privilegiando come riserva valutaria a scapito del dollaro. Tuttavia, per l’investitore europeo, l’apprezzamento dell’euro ha attenuato il contributo positivo dell’oro in portafoglio, riducendone la performance dal +64,58% al +45,07%.

L’argento ha segnato una performance in valuta pari a 147,95%, sostenuto da una robusta domanda industriale e dall’incertezza geopolitica ed economica.

Il petrolio chiude l’anno nell’ordine del -19,94% in dollari e -29,43% in euro. Nonostante le tensioni geopolitiche – dalla guerra commerciale latente tra Stati Uniti e Cina al perdurare del conflitto in Medio Oriente – i prezzi del greggio non sono esplosi come in altri cicli di crisi. A contenere le quotazioni è stato il fatto che le forniture globali non hanno subito interruzioni significative: le esportazioni sono proseguite in modo regolare e, anzi, la produzione iraniana ha raggiunto a giugno i massimi da sette anni, segnale che l’offerta si è mantenuta ampia nonostante le incertezze sul piano politico e militare.

 

Il 2025 ha mostrato mercati resilienti nonostante le molteplici fonti di incertezza incontrate. Contattaci per analizzare il tuo portafoglio e costruire insieme una strategia solida per affrontare il 2026.

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