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Perché la tassazione delle holding è un tema così delicato
Quando si parla di holding di famiglia, si intende in genere una società (solitamente in forma di Srl – Spa) che non svolge attività operativa diretta, ma detiene partecipazioni: tipicamente la società cassaforte “di famiglia”.
In concreto, una holding può incassare dividendi dalle partecipate, realizzare plusvalenze se vende le partecipazioni e redistribuire utili ai soci persone fisiche.
Qui entra in gioco un problema strutturale del sistema fiscale: la doppia imposizione economica. L’utile nasce nella società operativa (e in quella viene tassato); se poi viene distribuito alla holding, rischia di essere tassato di nuovo; se infine la holding lo distribuisce ai soci persone fisiche, rischia una terza tassazione.
Per evitare che lo stesso reddito venga tassato integralmente più volte lungo la catena societaria, l’ordinamento italiano – sin dalla riforma IRES del 2003 – ha previsto meccanismi di attenuazione, come la dividend exemption e la participation exemption (PEX). La Legge di Bilancio 2026 interviene proprio su questi meccanismi.
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Com’era il sistema prima della riforma
Fino al 31 dicembre 2025, per le società di capitali (quindi anche per una holding Srl – Spa), i dividendi percepiti da altre società erano esclusi dal reddito imponibile per il 95%: solo il 5% concorreva a tassazione IRES (24%). In termini effettivi, ciò equivaleva a un’imposizione di circa 1,2% sul dividendo (24% × 5%). Si trattava, in sostanza, del meccanismo della dividend exemption (esclusione del 95%), ed era sostanzialmente incondizionato, perché non richiedeva una soglia minima di partecipazione. Anche le plusvalenze su cessione di partecipazioni, in presenza dei requisiti “classici” dell’art. 87 TUIR (possesso minimo 12 mesi, iscrizione tra immobilizzazioni, ecc.), potevano beneficiare di un regime di esenzione al 95% per i soggetti IRES, cioè della participation exemption (PEX). È opportuno precisare che l’attenuazione dell’imposizione in capo alla holding non significa che il reddito sia esentasse per la famiglia: quando la holding distribuisce utili ai soci persone fisiche che detengono le quote come privati si applica infatti la ritenuta del 26% a titolo definitivo, e la riforma non modifica questo punto.
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Il tentativo iniziale del 2025: la soglia del 10%
Per capire perché la versione finale è stata poi ammorbidita, vale la pena ricordare che nel disegno di legge iniziale era stata proposta una modifica drastica: mantenere l’esclusione solo per partecipazioni pari almeno al 10% (logica “madre-figlia”). Sotto tale soglia, i dividendi sarebbero stati integralmente imponibili.
Una impostazione del genere avrebbe colpito duramente investimenti di portafoglio, partecipazioni quotate, club deal e holding che diversificano su quote di minoranza. Nel corso dell’iter parlamentare la proposta è stata però modificata.
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Cosa prevede davvero la Legge di Bilancio 2026
La riforma definitiva è contenuta nella Legge 30 dicembre 2025, n. 199 e, dal 1° gennaio 2026, cambia l’impostazione di base: per i soggetti IRES (ad esempio una holding Srl) i dividendi percepiti dalle società diventano integralmente imponibili, mentre l’esclusione del 95% continua ad applicarsi solo al superamento di determinate soglie dimensionali. In particolare, l’esclusione del 95% resta se la partecipazione è:
- almeno pari al 5% del capitale, oppure
- ha un valore fiscale non inferiore a 500.000 euro.
I due requisiti sono alternativi: basta soddisfarne uno. L’idea è riservare il beneficio del 95% alle partecipazioni considerate “significative”. Per “valore fiscale” si intende il costo riconosciuto ai fini fiscali, determinato secondo i criteri del TUIR (acquisto, conferimenti, versamenti in conto capitale, ecc.). Esempio: acquisto partecipazione per 250.000 € e versamento in conto capitale di 300.000 € → valore fiscale 550.000 €: si è “sopra soglia” anche se la percentuale è inferiore al 5%. Ai fini della soglia del 5% si considerano inoltre anche partecipazioni detenute indirettamente nel gruppo (cioè quote possedute tramite società controllate), calcolate in modo proporzionato lungo la catena partecipativa (la cosiddetta “demoltiplicazione”).
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Dividendi e vendite di partecipazioni: la PEX si allinea alle nuove soglie
La riforma non riguarda solo i dividendi: è stato modificato anche l’art. 87 TUIR. In altre parole, la participation exemption (PEX) si applica solo se la partecipazione è almeno pari al 5% oppure ha valore fiscale ≥ 500.000 €. Quindi, semplificando: partecipazione “sotto soglia” → plusvalenza integralmente imponibile; partecipazione “sopra soglia” → esenzione al 95%. Quanto alle decorrenze, le regole nuove si applicano ai dividendi per distribuzioni deliberate dal 1° gennaio 2026 e alle plusvalenze per partecipazioni acquisite dal 1° gennaio 2026 (con criterio FIFO per individuare quelle cedute). Questo crea una distinzione importante tra partecipazioni “storiche” e partecipazioni acquisite dal 2026: in sintesi, per i dividendi conta la data della delibera, mentre per le plusvalenze conta quando la partecipazione è stata acquistata.
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Cosa cambia concretamente per una holding di famiglia
Prima di entrare negli scenari, vale una premessa: per i soci persone fisiche che detengono le quote come privati, in linea generale, non cambia nulla (resta la ritenuta del 26% sui dividendi percepiti). Il cambiamento si concentra quindi sul livello “societario” (holding e veicoli d’investimento) e sul passaggio da un’impostazione di neutralità generalizzata a una logica più selettiva, fondata sulla rilevanza economica della partecipazione. In questo quadro, la Legge di Bilancio 2026 non elimina la dividend exemption e la participation exemption (PEX), ma le rende condizionate: il beneficio del 95% si preserva solo oltre determinate soglie (percentuali o di valore).
Scenario A – Holding che controlla la società operativa
Se la holding detiene il 60%, 80% o 100% della società operativa, la soglia del 5% è ampiamente superata: i dividendi continueranno a essere esclusi al 95% e la PEX continuerà a operare in caso di cessione. Per la holding “classica” di controllo, l’impatto è quindi più limitato.
Scenario B – Holding che investe in partecipazioni di minoranza
Qui si concentra l’impatto reale. Se la holding investe in azioni quotate, entra con il 2–3% in una startup o detiene molte partecipazioni sotto il 5% e inferiori a 500.000 €, allora i dividendi diventano integralmente imponibili e le plusvalenze su partecipazioni acquisite dal 2026 possono essere integralmente tassate.
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Considerazioni finali e dubbi applicativi
Resta però un tema che diversi commentatori hanno già evidenziato: il rischio che, nella fase applicativa, tempi e soglie generino incertezze interpretative. In particolare, si pongono alcuni dubbi pratici:
- Come si calcola la soglia del 5% nelle cessioni parziali? Se un soggetto detiene, ad esempio, il 6% e vende il 2%, è rilevante la partecipazione complessiva posseduta o la quota oggetto di vendita? La risposta incide direttamente sulla tassazione della plusvalenza.
- Come si “compone” la partecipazione ai fini della soglia? C’è chi ritiene preferibile considerare cumulativamente tutte le azioni/quote possedute, ma la questione può richiedere chiarimenti.
- Partecipazioni indirette e veicoli interposti: l’estensione del calcolo alle partecipazioni detenute tramite altre entità può creare casi di confine (soprattutto con società di persone o strutture a più livelli), con il rischio di esiti non intuitivi.
- Club deal e veicoli societari: negli investimenti congiunti tramite società veicolo si teme che l’Amministrazione possa leggere alcune strutture come finalizzate a “raggiungere” le soglie in modo cumulativo, con possibili contestazioni in ottica antiabuso.
- Quando si verifica il possesso dei requisiti? Per i dividendi, il momento della delibera (più che il pagamento) appare il riferimento più coerente; per le plusvalenze, il momento di realizzo civilistico dovrebbe essere il punto di verifica, così da evitare complicazioni legate a periodi “di sorveglianza”.
In conclusione, la direzione della riforma è chiara: premiare le partecipazioni “significative” e ridurre la neutralità sugli investimenti di portafoglio. Per rendere il sistema davvero prevedibile, però, sarà importante che i principali punti applicativi vengano chiariti in modo tempestivo, così da consentire alle holding di pianificare correttamente operazioni, distribuzioni e disinvestimenti.